Biologico
L'agricoltura biologica è un’agricoltura che guarda all’insieme dell’ecosistema agricolo favorendo ciò che è proprio del terreno e dela sua fertilità naturale senza utilizzare per la protezione né prodotti di sintesi né organismi geneticamente modificati.
La forte differenza rispetto all’agricoltura cosidetta convenzionale sta proprio nel fatto che la biologia esclude proprio l’utilizzo di sostanze “non naturali” e osservando la conservazione della sostanza organica del terreno.
Bisogna fare attenzione ad interpretare anche quanto detto. Chi lavora secondo allevamenti biologici non lo è solo per la mancanza di utilizzo di sostanze chimiche per la protezione del vigneto e del terreno, ma lo è anche in considerazione della volontà di ridurre l’impatto ambientale. Questo sostanzialmente significa che si cerca di abbassare al massimo tutte quelle azioni che potrebbero essere dannose non solo per la vite, ma anche per l’ecosistema tutto.
Nella pratica agronomica il bio prevedere l’utilizzo di fertilizzanti organici; le rotazioni colturali e lavorazioni che salvaguardino la struttura del suolo. La lotta ai “nemici” delle piante, è fatta solo con materiale organico e con la tecniche molto naturali come la confusione sessuale o l’utilizzo di antaparassitari selezionati tra gli insetti stessi.
Dal punto di vista legislativo bisogna ricordare che l'agricoltura biologica “nasce” con il *Reg. (CEE) n° 2092/91 relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e all'indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari.
Nel giugno del 2007 è stato adottato un nuovo regolamento CE per l'agricoltura biologica, Reg. (CE) n° 834/2007, che abroga i precedenti ed è relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici sia di origine vegetale che animale (compresa l'acquacoltura).
L'Agricoltura Biodinamica nacque nel 1924 a seguito di un meeting organizzato da agricoltori tedeschi i quali invitarono Rudolf Steiner, filosofo, ricercatore e fondatore dell'Antroposofia, a divulgare le prime sperimentazioni con le quali veniva cercata una risposta ai problemi emergenti dall'agricoltura chimica allora incipiente.
Emersero in quell'occasione nuovi punti di vista attraverso cui guardare ai fenomeni della Natura e, in particolare, a quelli relativi all'attività produttiva umana. Il limite e la parzialità di una tecnologia agraria fondata soltanto sull'applicazione di schemi di natura fisico-chimica emersero con forza tra gli agricoltori.
Nulla doveva essere lasciato solo a se stesso, ma tutto interconnesso in una complessità di relazioni che travalicano gli aspetti puramente causali. In biodinamica si parla dunque di agricoltura organica intendendo con questo l'attenzione verso tutti quei sistemi compiuti di relazioni viventi che individuiamo nella nostra osservazione, non solo materiale.
Fondamentale è il concetto che le piante devono venire nutrite in modo naturale, ovvero in suoli con aumentata attività biologica determinata dal livello dell'humus e dalla struttura granulare e radicale. Questo significa che esse sono nutrite dall'ecosistema del suolo e non in via primaria dai sali solubili nell'acqua del suolo.
Per piante cresciute in questo modo l'assunzione del nutrimento avviene sotto la diretta influenza del sole, del suo calore e luce, di conseguenza esse possono assumere selettivamente gli elementi nutritivi di cui necessitano per una crescita appropriata.
L'agricoltore stesso li allestisce in azienda e ne stabilisce l'uso, avvalendosi della conoscenza delle leggi specifiche che reggono i diversi Regni della Natura, ampliata e sviluppata dalla ricerca scientifica antroposofica di Rudolf Steiner, fondamento dell'Agricoltura Biodinamica. Nella pratica agricola si tiene inoltre conto di studi agronomici specifici - Sezione matematico-astronomica del Goetheanum Dornach-CH. Questi indicano, secondo i ritmi cosmici, i tempi ottimali per le diverse fasi delle lavorazioni del terreno, per la semina e la raccolta, per la conduzione del bestiame, per la cura dell'alveare.